Altro che errori dell'intelligenza artificiale: stavolta a far dichiarare inammissibile il ricorso è stata la creatività umana fuori controllo, quella che – tra un grassetto e un corsivo – ha trasformato l'atto in un labirinto grafico.
In questa occasione, a essere sanzionato non è stato l'algoritmo "impazzito", ma l'uomo — e l'abuso del suo estro, della sua fantasia, del suo eccesso creativo.
Il ricorso per Cassazione, per definizione, è un atto di chirurgia giuridica: essenziale, preciso, armonico, una sinfonia di logica e diritto, dove ogni parola ha un posto e ogni virgola un senso.
Se invece diventa un collage di norme, giurisprudenza e pensieri sparsi, fusi insieme senza un ordine logico, il rischio di inammissibilità è assai concreto.
L'ordinanza in commento, la n. 28195/2025, muove proprio da questa premessa.
Il caso nasce da una società di autonoleggio che lamentava l'illegittimità di una cartella di pagamento per violazioni al Codice della strada. Nulla di straordinario, vicenda tipica e contenzioso abbastanza frequente. Ma ciò che ha attirato l'attenzione della Suprema Corte non è stato tanto il contenuto dei motivi, quanto il modo — disordinato e ridondante — in cui essi sono stati esposti.
UN RICORSO LABIRINTO
Nel caso di specie, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, perché, era un intreccio inestricabile di contestazioni sostanziali e processuali, miscelate senza una chiara distinzione, in venti fitte pagine di testo senza sottoparagrafi, senza un ordine logico riconoscibile, con l'uso massivo di grassetti, corsivi e sottolineature, il tutto ripetuto più volte, quasi a voler vincere per sfinimento. Un vero labirinto, dentro il quale il giudice di legittimità avrebbe dovuto impegnarsi in una sorta di caccia al tesoro per individuare — forse — il senso delle censure mosse alla sentenza impugnata. E questo, precisa la Corte di Cassazione, non è il suo ruolo, motivo per il quale il ricorso veniva dichiaro inammissibile.
Un ricorso così redatto, osserva infatti l'ordinanza, non consente un'adeguata intellegibilità dei motivi e non può che essere dichiarato inammissibile.
CONCLUSIONI
Questa volta non è colpa di un microchip, ma di un neurone umano.
Morale della favola?
Se l'intelligenza artificiale talvolta produce allucinazioni, quella umana — quando si lascia trascinare dall'ego e dall'abuso di corsivo — riesce a generare labirinti incomprensibili.
Avv. Michelealfredo Chiariello Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Trani e presidente della Camera dei Giuslavoristi di Trani. Patrocinante in Cassazione e Giurista Ambientale. Opera in tutti i rami del diritto, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale. Collabora con le più importanti piattaforme giuridiche online, oltre ad essere autore di numerosi articoli ivi pubblicati. Ideatore e responsabile dei siti www.avvmichelealfredochiariello.it e www.studiolegalechiariello.it, nonchè ideatore e fondatore del progetto giuridico “Il periscopio del diritto”, di cui è autore e responsabile.