I genitori di uno studente non ammesso all'anno scolastico successivo, impugnano il provvedimento davanti al TAR Lombardia, sostenendo che i professori abbiano valutato 18 studenti in soli 80 minuti, ovvero poco più di 4 minuti a testa. In pratica: il tempo di leggere il registro, sbadigliare, annuire e votare.-
Il motivo principale del ricoso? Che un tempo così ridotto dimostrerebbe l'assenza di un serio confronto collegiale e la predeterminazione delle valutazioni, in violazione del diritto dello studente a un giudizio ponderato, motivato, individualizzato.
Come sarà andata a finire? Scopriamolo subito.
LA SENTENZA
Il TAR lombardo ha respinto il ricorso:
"Si tratta di un profilo non sindacabile in sede di legittimità, in quanto manca una predeterminazione, sia pure di massima, ad opera di leggi o regolamenti, dei tempi da dedicare all'esame dei singoli alunni".
Tradotto: nessuna norma impone un tempo minimo per valutare uno studente, dunque anche due minuti possono bastare.
Anzi, aggiunge il Collegio:
"I calcoli risultano scarsamente significativi laddove siano effettuati in base a un computo meramente presuntivo [...], salvi casi di anomalia, che non sono stati dedotti".
Il principio che ne esce fuori? Non è rilevante quanto tempo si dedica all'esame degli studenti.
CONCLUSIONI
Naturalmente la decisione – seppure da rispettare, come ogni altro provvedimento – non è assolutamente condivisibile.
Se la giustizia amministrativa considera irrilevante la durata del confronto sul singolo studente, il messaggio che passa è pericolosamente ambivalente: da un lato si continua a predicare la centralità dello studente e la necessità di un giudizio articolato e personalizzato; dall'altro, si legittima una valutazione che — in assenza di specifici vincoli normativi — può durare anche il tempo di uno starnuto.
Avv. Laura Buzzerio Iscritta all’Ordine degli Avvocati di Trani e alla Camera dei Giuslavoristi di Trani. Esperta di diritto familiare, si occupa di tutti i rami del diritto, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale. Coautrice del progetto giuridico “Il periscopio del diritto”.