Proprio mentre il Senato approvava in via definitiva la legge n. 132/2025 – destinata a introdurre nuove regole per l'utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale nello svolgimento delle attività professionali, con effetti immediati sul lavoro di avvocati, notai, commercialisti e, più in generale, su tutte le professioni intellettuali –il Tribunale di Latina ha sanzionato, e in maniera severa, l'uso – anzi l'abuso – dell'IA da parte di un avvocato che aveva patrocinato centinaia di giudizi redatti in modo seriale, "a stampone", come si legge nel provvedimento.-
LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI LATINA
Ci siamo già occupati di un caso simile, ma la sentenza n. 1034/2025, a firma della dott.ssa Valentina Avarello, è esemplare sotto diversi profili.
Innanzitutto, la mole dei ricorsi presentati dal medesimo avvocato: "centinaia, tutti redatti a stampone, evidentemente con strumenti di intelligenza artificiale", annota il Giudice.
Nel caso specifico, viene rilevata "la scarsa qualità degli scritti difensivi e la totale mancanza di pertinenza rispetto al thema decidendum: un coacervo di citazioni normative e giurisprudenziali astratte, prive di ordine logico e inconferenti, oltre che manifestamente infondate".
Non solo: le note di trattazione scritta erano state depositate tardivamente, addirittura il giorno successivo all'udienza. Più volte invitato a comparire per chiarimenti, "l'avvocato aveva infine scelto di non presentarsi"[1].
Per tali motivi, il Tribunale ha ritenuto che l'azione fosse introdotta in malafede o con grave negligenza, condannando la parte (e non il difensore, va sottolineato), ex art. 96, comma 3, c.p.c., al pagamento di € 1.000,00 in favore della controparte e di ulteriori € 1.000,00 a titolo di sanzione alla Cassa delle Ammende.
Una vera e propria lezione sull'uso distorto della tecnologia.-
NOTE
[1] Qualche mese fa, il Tribunale ordinario di Firenze (sezione imprese, ordinanza del 14 marzo 2025) aveva affrontato un caso analogo, giungendo però a una conclusione differente.-
In quell'occasione, l'utilizzo di richiami giurisprudenziali inventati dall'intelligenza artificiale non era stato ritenuto sufficiente a integrare la responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c., poiché le citazioni «erano destinate ad ulteriore conferma della linea difensiva già esposta» e non a sostenere la lite in malafede.-
Anzi, lo stesso difensore aveva riconosciuto – scoperto - l'uso dell'IA, spiegando che i riferimenti erano stati prodotti da una collaboratrice e chiedendone lo stralcio.-
La trasparenza processuale, in quel caso, aveva avuto un ruolo fondamentale nell'escludere l'abuso, nonostante l'uso non corretto.
Avv. Michelealfredo Chiariello Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Trani e presidente della Camera dei Giuslavoristi di Trani. Patrocinante in Cassazione e Giurista Ambientale. Opera in tutti i rami del diritto, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale. Collabora con le più importanti piattaforme giuridiche online, oltre ad essere autore di numerosi articoli ivi pubblicati. Ideatore e responsabile dei siti www.avvmichelealfredochiariello.it e www.studiolegalechiariello.it, nonchè ideatore e fondatore del progetto giuridico “Il periscopio del diritto”, di cui è autore e responsabile.