La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 6500/25, ha ribadito un principio rilevante in materia di risarcimento del danno da perdita parentale, con particolare riferimento al rapporto tra fratelli. Secondo la Suprema Corte, il legame affettivo tra fratelli è una presunzione semplice, ossia un fatto che si presume vero fino a prova contraria.
Principio di diritto
La presunzione semplice significa che, in caso di decesso di un fratello, l’altro ha diritto al risarcimento del danno non patrimoniale senza dover dimostrare l’effettività del vincolo affettivo, che si considera esistente in via generale. Tuttavia, chi è chiamato al risarcimento (ad esempio, l’assicurazione o il responsabile del danno) può superare questa presunzione dimostrando che il legame affettivo tra i fratelli non sussisteva o era inesistente, ad esempio per l’assenza di rapporti significativi tra loro.
Conseguenze pratiche
Questa pronuncia conferma un orientamento favorevole ai familiari della vittima, riducendo l’onere probatorio a loro carico. In passato, la giurisprudenza ha richiesto spesso la dimostrazione dell’effettività del legame affettivo anche tra fratelli, mentre ora si inverte la prospettiva: è chi si oppone al risarcimento a dover provare che il rapporto non esisteva o era deteriorato.
La decisione si inserisce in un quadro più ampio di tutela della sofferenza familiare, in linea con l’evoluzione della giurisprudenza sul danno da perdita parentale, che tiene conto non solo della relazione giuridica ma anche del rapporto affettivo concreto tra i congiunti.
A cura dell'avv. Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno