C'è un momento, durante l'intervista, in cui il pubblico ride. Lei, la nota showgirl, racconta con tono ironico (!?) di essere "manesca", di aver "menato tutti i fidanzati" e di aver persino "lanciato un cactus" ad uno di loro.
Una risata, un siparietto, un applauso. Eppure, dietro quella battuta apparentemente leggera, si nasconde una questione che di leggero ha ben poco.
LA VIOLENZA NON HA GENERE
Che si tratti di una donna o di un uomo, la violenza resta tale.
Non esiste una giustificazione a seconda di chi colpisce o di chi viene colpito. Nell'intervista, sopra richiamata,, si parla di "gelosia passionale", di "scatti di rabbia", di "istinto latino". Ma se a pronunciare le stesse parole fosse stato un uomo, la reazione sarebbe stata la stessa?
Non è retorica, perché la questione è molto attuale.
PERCHÉ LA VIOLENZA SUGLI UOMINI FA MENO SCALPORE
Perché quella battuta non ha suscitato sdegno?
Forse perché la cultura patriarcale, la stessa che per secoli ha relegato le donne al silenzio, oggi ribalta la prospettiva, ma non i pregiudizi: l'uomo non può essere vittima, perché è "il sesso forte".
In realtà, è solo un'altra forma di stereotipo, ridurre un atto violento a battuta o a segno di carattere significa riprodurre la stessa cultura che per anni ha giustificato la violenza maschile come "gelosia", "passione", "impeto".
ISTIGAZIONE ALLA VIOLENZA
Le parole, soprattutto in TV, non sono mai innocue, ma possono avere gravi conseguenze.
Negli ultimi anni, abbiamo assistito a una crescente — e sacrosanta — attenzione nei confronti del linguaggio e dei comportamenti pubblici.
Un giornalista storico della Rai è stato licenziato dopo una condanna per episodi di violenza; nei reality show, concorrenti sono stati espulsi per frasi razziste; persino due stagisti di una rete satellitare sono stati sospesi per aver esultato, ripresi per caso e a loro insaputa, dietro il giornalista in onda, per il gol della propria squadra del cuore.
Si dice spesso che i personaggi pubblici siano modelli di comportamento, e questo è giusto.
Ma allora la domanda è inevitabile: cosa sarebbe accaduto se, al posto di una showgirl, fosse stato un uomo famoso a dichiarare in diretta di aver "picchiato tutte le sue ex"?
Probabilmente si sarebbero alzati scudi, articoli di condanna, approfondimenti in prima serata e, con ogni probabilità, un processo mediatico senza appello: colpevole, da bandire per sempre dallo schermo televisivo.
Probabilmente, come spesso avviene fuori contesto, la conduttrice avrebbe dovuto prendere le distanze da queste "uscite" verbali della showgirl, ma non lo ha fatto.
Quante donne – ma basterebbe anche solo una, per dare validità alla tesi – emuleranno, copieranno – sentendosi giustificate – gli stessi comportamenti della vip?
Istigazione alla violenza?
CONCLUSIONI
Sia chiaro, qui nessuno vuole giustificare alcuna forma di violenza, ma si vuole sottolineare il rischio di come si possa attribuire alla violenza un peso specifico, e diverso, in base a chi la esercita e chi la subisce.
Il paradosso è tutto qui: mentre la società lotta per riconoscere la violenza in tutte le sue forme, un racconto "divertente" in prima serata la riporta sul piano del folklore.
Non si tratta di processare una persona, ma di riflettere sul potere delle parole e sulla responsabilità dei media.-
In un Paese in cui ogni giorno si parla di femminicidi, aggressioni e violenze domestiche, normalizzare l'aggressività — anche in chiave ironica — rischia di essere una forma indiretta di istigazione.
Sia chiaro, il fenomeno della violenza colpisce, statisticamente e brutalmente, solo quasi le donne, ma questo non vuol dire che non ci siano casi opposti. Quand'anche ci fosse anche un solo uomo al mondo vittima di violenza, il suo genere, la sua appartenenza genetica al sesso – definito più forte – non dovrebbero privarlo di tutela o credibilità.
Avv. Michelealfredo Chiariello Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Trani e presidente della Camera dei Giuslavoristi di Trani. Patrocinante in Cassazione e Giurista Ambientale. Opera in tutti i rami del diritto, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale. Collabora con le più importanti piattaforme giuridiche online, oltre ad essere autore di numerosi articoli ivi pubblicati. Ideatore e responsabile dei siti www.avvmichelealfredochiariello.it e www.studiolegalechiariello.it, nonchè ideatore e fondatore del progetto giuridico “Il periscopio del diritto”, di cui è autore e responsabile.