Un eurodeputato italiano ha pubblicato sui propri canali social la foto di una cernia appena pescata, accompagnandola con la didascalia: «la faccia dell'opposizione alle prossime elezioni».
Il gesto, volutamente provocatorio, ha immediatamente suscitato la reazione degli animalisti, che hanno presentato un esposto in Procura, ritenendo che l'immagine potesse configurare una forma di maltrattamento di animali, quindi un reato.
L'eurodeputato non solo non ha ritrattato, ma ha rincarato la dose: in un secondo post ha mostrato la stessa cernia cucinata al forno, commentando ironicamente «aggiungete la denuncia per essere cernivoro».
LA QUESTIONE GIURIDICA
Il dibattito, nato come polemica politica, si è rapidamente spostato sul terreno giuridico, offrendo una ghiotta occasione per scriverci su un articolo, che prescinde da ogni eventuale sentimento di appartenenza partitica.
In Italia, l'art. 544-ter c.p. punisce il maltrattamento di animali, sanzionando non soltanto la violenza fisica, ma anche l'esposizione dell'animale a sofferenze o a condizioni incompatibili con la sua natura. Diverso è l'art. 544-bis c.p., che punisce l'uccisione senza necessità o per crudeltà.
Va poi ricordata la recentissima legge n. 82/2025, la cosiddetta "legge Brambilla", che ha segnato una svolta:
- ha introdotto sanzioni più severe per chi maltratta animali;
- ha riconosciuto gli animali come soggetti giuridici con diritti propri, non più soltanto come oggetto di sentimento per l'uomo;
- definiti loro espressamente "esseri senzienti".
Nel caso della cernia, destinata al consumo alimentare, il nodo non riguarda la liceità della pesca o della preparazione, ma il significato simbolico dell'immagine: l'uso dell'animale appena catturato come strumento di propaganda, provocazione politica.
La questione richiama da vicino il caso dei polpi vivi utilizzati in un video su TikTok, che aveva sollevato polemiche simili. All'epoca si sottolineò che:
- l'art. 13 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea riconosce gli animali come esseri senzienti e impone agli Stati membri di garantirne il benessere;
- l'art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo tutela la libertà di espressione, ma questa non è assoluta e può subire limitazioni quando entra in conflitto con altri valori fondamentali, come la dignità e il rispetto degli animali.
In tale prospettiva, un gesto apparentemente innocuo, se amplificato dai social media, può assumere un significato diverso: l'ostentazione del dominio sull'animale come messaggio politico rischia di banalizzare il tema della tutela della fauna e del benessere animale.
CONCLUSIONI
Sul piano strettamente penale è verosimile che l'esposto non sfoci in un processo: la pesca e il consumo della cernia rientrano nella piena liceità dell'attività alimentare, e al momento dello scatto l'animale era già privo di vita.
Ciò non toglie che la vicenda sollevi interrogativi etici e sociali rilevanti. L'immagine di un animale appena ucciso, utilizzata come arma di propaganda, può non costituire reato ma contribuisce ad alimentare il conflitto pubblico e a svuotare di significato i principi sanciti dal legislatore nazionale ed europeo.
Ed è proprio in questo spazio – tra libertà di espressione e dovere di garantire dignità agli animali – che si misura la sensibilità della società contemporanea.
Probabilmente, non vi è ipotesi di reato – si pensi a quando un pescatore, in particolare amatoriale, si scatta un selfie per immortalare l'impresa compiuta – ma la vera domanda, quindi, non è se la foto di una cernia morta configuri reato, ma se sia accettabile che un essere vivente venga ridotto a meme politico.
Avv. Michelealfredo Chiariello Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Trani e presidente della Camera dei Giuslavoristi di Trani. Patrocinante in Cassazione e Giurista Ambientale. Opera in tutti i rami del diritto, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale. Collabora con le più importanti piattaforme giuridiche online, oltre ad essere autore di numerosi articoli ivi pubblicati. Ideatore e responsabile dei siti www.avvmichelealfredochiariello.it e www.studiolegalechiariello.it, nonchè ideatore e fondatore del progetto giuridico “Il periscopio del diritto”, di cui è autore e responsabile.