Bari, due agenti della Polizia Municipale, dopo aver sanzionato un passaggio con il rosso e un divieto di sosta, vengono e bersagliate da insulti e minacce. Invece di seguire il protocollo e compilare una classica relazione di servizio, le due – forse colte dal panico o da un'idea poco brillante – decidono di fare una telefonata… non esattamente istituzionale.
Il destinatario? Un soggetto noto per le sue frequentazioni non proprio ecclesiastiche, sospettato di essere vicino a un clan mafioso locale.
La storia viene fuori per puro caso, nel corso di una indagine penale, a carico di altri soggetti - nel quale le due agenti risultano non indagate e perfettamente estranee - e le intercettazioni telefoniche non lasciano spazio a interpretazioni diverse: le chiamate non erano saluti, né casualità, ma per richiedere "protezione" .
Risultato? Procedimento disciplinare e licenziamento in tronco.
LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI BARI
Il Tribunale del Lavoro di Bari, con la sentenza n. 3048/2025, ricostruisce con precisione chirurgica la vicenda, giungendo alla conclusione che "contattare un soggetto notoriamente influente perché vicino alla malavita – anziché fare un rapporto di servizio – non è accettabile per un agente di polizia municipale. Anche se l'intento era "rassicurarsi" o "capire con chi avevano a che fare".
Tuttavia, osserva il Giudice:
«I saltuari contatti telefonici non costituiscono, di per sé, motivo sufficiente per un licenziamento. Il comportamento è censurabile, ma non tale da far venire meno irrimediabilmente il rapporto fiduciario.».
Le sanzioni risultavano legittimamente irrogate, escludendo qualsiasi intento di favorire i trasgressori. Tuttavia, la condotta tenuta dalle agenti, successivamente, ha integrato una violazione rilevante del Codice di Comportamento e del Regolamento della Polizia Locale, compromettendo l'immagine dell'amministrazione agli occhi dell'opinione pubblica.
I licenziamenti vengono annullati: il Giudice ritiene eccessiva la sanzione espulsiva e la sostituisce con una sospensione di due mesi senza stipendio.
IL PRECEDENTE
Se è vero che la giustizia non può permettersi due pesi e due misure, il Giudice – nel caso di specie – sottolinea un elemento chiave: all'interno dello stesso Comando, in episodi analoghi, sono stati adottati criteri sanzionatori meno severi. In particolare, un agente che aveva omesso il sequestro di un'auto guidata da un minorenne ritenuto vicino a un clan era stato punito con una sospensione di tre mesi, senza alcun licenziamento.
Una disparità evidente, che ha contribuito alla decisione di ricalibrare la sanzione anche per le due vigilesse coinvolte.
Avv. Michelealfredo Chiariello Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Trani e presidente della Camera dei Giuslavoristi di Trani. Patrocinante in Cassazione e Giurista Ambientale. Opera in tutti i rami del diritto, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale. Collabora con le più importanti piattaforme giuridiche online, oltre ad essere autore di numerosi articoli ivi pubblicati. Ideatore e responsabile dei siti www.avvmichelealfredochiariello.it e www.studiolegalechiariello.it, nonchè ideatore e fondatore del progetto giuridico “Il periscopio del diritto”, di cui è autore e responsabile.