Nel 2025 si discute ancora – purtroppo – se un coniuge possa "pretendere" un rapporto sessuale solo perché sposato. Come se il matrimonio conferisse un "diritto" automatico sul corpo dell'altro.
La Cassazione, con una recente sentenza, ha ribadito un principio fondamentale: nessuno, nemmeno il coniuge, può costringere l'altro ad avere rapporti sessuali se manca un consenso pieno, attuale e convinto.
Sposarsi non significa consegnare il proprio corpo in modo definitivo, né rinunciare al diritto di dire "no" – oggi, domani o sempre. Il sesso, anche nella coppia, deve essere frutto di desiderio reciproco, non di obbligo o paura. E questo principio vale per entrambi i sessi: è bene chiarirlo fin da subito.-
IL CASO: "SONO TUA MOGLIE, MA NON VOGLIO FARLO"
La vicenda riguarda una donna che ha denunciato il marito per averla costretta, più volte, a subire rapporti sessuali, con annesse pratiche non convenzionali, contro la sua volontà.
L'uomo, difendendosi, sosteneva che "tra marito e moglie certe cose non si negano", e che si trattasse, in fondo, di un "dovere coniugale".
Si dice spesso che "tra moglie e marito non si metta il dito". Ma qui è intervenuta la Cassazione – cui si era rivolto l'uomo dopo la condanna in appello – che ha chiarito una volta per tutte che il comportamento fatto di insistenze, pressioni e violenza morale non solo è inaccettabile, ma penalmente rilevante..
LA SENTENZA
Con la sentenza n. 25814 del 14 luglio 2025, la Terza Sezione Penale della Cassazione ha confermato la condanna. E ha scritto nero su bianco una frase che vale più di mille dibattiti:
«Deve in ogni caso escludersi, anche in condizioni normali, l'esistenza di un diritto potestativo del marito al soddisfacimento dei propri istinti sessuali nei confronti della moglie».
In parole semplici: il sesso non è un "diritto a senso unico", nemmeno tra chi è sposato. Serve sempre il consenso. Sempre. Non basta vivere insieme. Non basta dire "ma siamo marito e moglie". Se l'altra persona non vuole, è no.
Nel nostro ordinamento il matrimonio non implica un consenso permanente ai rapporti sessuali, quello che comunemente viene chiamato "marital rape", contrario ad ogni forma di civiltà e di rispetto.
L'IMPORTANZA DELLA SENTENZA
Questa sentenza – che richiama anche la n. 46051/2018 – non è solo un atto giudiziario. È un messaggio forte, culturale e civile: l'intimità non è mai obbligo. È libertà, rispetto, scelta. Sempre.
Anche se vivi con qualcuno. Anche se lo ami. Anche se sei sposato da vent'anni.
La Corte ha affrontato un caso in cui l'uomo pretendeva un "diritto al sesso" in quanto marito. Ma il principio stabilito va ben oltre il matrimonio: vale per ogni relazione.
Vale tra conviventi, tra fidanzati, tra giovani magari ancora minorenni, tra partner dello stesso sesso.
Vale per tutti, senza eccezione. Perché non è il tipo di legame a determinare il diritto al rispetto, ma la persona in quanto tale.
Chi pensa che il legame affettivo dia un "diritto" sul corpo dell'altro, deve aggiornare la propria visione delle relazioni. Chi invece subisce pressioni, deve sapere che la legge è dalla sua parte..
CONCLUSIONI
In un'epoca in cui si parla – giustamente – di violenza domestica e relazioni tossiche, questa sentenza ci ricorda una verità fondamentale: non c'è amore, né diritto, dove manca il rispetto.
Il consenso sessuale non è un dettaglio. È la base di ogni relazione sana.
E oggi, lo afferma in modo cristallino anche la Cassazione: nessuno può rivendicare il sesso come se fosse un dovere. Nemmeno un marito (e nemmeno una moglie).
ATTENZIONE, PERO'….
Attenzione, però: se è vero che non esiste un obbligo giuridico di avere rapporti sessuali, è anche vero che esiste un dovere generale di contribuire alla comunione materiale e spirituale della vita coniugale, e la sfera sessuale ne fa parte.
Un rifiuto ingiustificato e prolungato di condividere l'intimità può, in determinati casi, portare all'addebito della separazione.
Ma questa è un'altra storia, molto diversa da quella affrontata nella sentenza n. 25814/2025
Avv. Laura Buzzerio Iscritta all’Ordine degli Avvocati di Trani e alla Camera dei Giuslavoristi di Trani. Esperta di diritto familiare, si occupa di tutti i rami del diritto, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale. Coautrice del progetto giuridico “Il periscopio del diritto”.