Può una mail inviata al Sindaco, aperta con l'espressione "all'attenzione del Signor Cetto La Qualunque", integrare il reato di diffamazione?
La vicenda nasce durante le settimane iniziali della pandemia Covid-19, quando un cittadino, dopo l'arrivo improvviso del Sindaco e di una delegazione comunale per "verificare" presunte regole non ancora vigenti, decide di scrivere una mail, polemica, che così iniziava: «All'attenzione del Signor Cetto La Qualunque…».
IL CASO
Il cittadino era stato condannato in primo grado e poi in appello per diffamazione, perché l'appellativo richiamava l'ormai iconico personaggio comico corrotto, clientelare, retrogrado, interessato solo al proprio tornaconto, interpretato da Antonio Albanese.
L'accusa: paragonare un Sindaco a un politico caricaturale e amorale significherebbe ledere la reputazione istituzionale del primo cittadino.
LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE
Per la Cassazione, nel caso di specie, l'appellativo rivolto al Sindaco non costituisce un attacco gratuito e diffamatorio finalizzato a screditarne la figura umana o professionale. Esso si inserisce, piuttosto, nella critica al suo operato tecnico-amministrativo, mediante il riferimento ironico – e palesemente satirico – a un personaggio di fantasia noto nell'immaginario collettivo. Una modalità espressiva graffiante, certo, ma che rientra pienamente nell'alveo della satira e della critica politica legittima.
Il principio di diritto, semplice e potente:
Chiamare un politico "Cetto La Qualunque", in un contesto di critica politica, non è diffamazione.-
È satira, è libertà di espressione, è critica legittima, a patto che:
- non si inventino fatti falsi,
- l'espressione sia collegata a comportamenti pubblici,
- non si tratti di un attacco gratuito alla persona.-
CONCLUSIONI
La decisione n. 37104/2025 della Cassazione non promuove l'insulto: promuove il diritto alla critica e alla libertà di espressione, soprattutto quando indirizzata a chi ricopre un ruolo pubblico e agisce nell'esercizio delle proprie funzioni.
In altre parole: un Sindaco non può pretendere di essere trattato come un privato cittadino qualunque, ma deve accettare anche la satira pungente, se riferita al suo operato pubblico.
La stessa Corte CEDU lo ripete da anni: chi riveste un ruolo politico deve tollerare una critica più aspra, pungente, ironica, anche feroce.
Sindaci, se siete davvero convinti del vostro operato, sorridete di più: anche la critica più pungente, feroce, corrosiva, irridente fa parte del gioco democratico, quando riguarda il vostro agire pubblico.
Cittadini, però, attenzione: questa sentenza non è un lasciapassare per offendere chi amministra. La critica anche decisa, graffiante, provocatoria, sferzante è legittima; l'insulto gratuito, personale e fine a se stesso, no.
Avv. Michelealfredo Chiariello Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Trani e presidente della Camera dei Giuslavoristi di Trani. Patrocinante in Cassazione e Giurista Ambientale. Opera in tutti i rami del diritto, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale. Collabora con le più importanti piattaforme giuridiche online, oltre ad essere autore di numerosi articoli ivi pubblicati. Ideatore e responsabile dei siti www.avvmichelealfredochiariello.it e www.studiolegalechiariello.it, nonchè ideatore e fondatore del progetto giuridico “Il periscopio del diritto”, di cui è autore e responsabile.