Cosa accade se qualcuno viene trovato in Tribunale con un coltello, in tasca, pur non avendo, evidentemente ed oggettivamente, finalità aggressive?
È la domanda al centro della vicenda affrontata dalla Cassazione con la sentenza n. 40232/2024.
Un uomo, sorpreso con un coltello a lama richiudibile (14,5 cm di lama e 17,5 cm di manico) all'interno di un Tribunale (a Trani, n.d.r.), veniva condannato per il reato di porto ingiustificato di arma.
Avverso questa decisione ricorreva in Cassazione.
I MOTIVI DEL RICORSO PER CASSAZIONE
Il ricorso per Cassazione si fondava essenzialmente sui seguenti punti:
1. L'imputato sosteneva che il coltello fosse uno strumento da lavoro, essenziale per la sua attività professionale. La difesa aveva presentato dichiarazioni di un collega e documenti per confermare che il coltello fosse usato per scopi lavorativi;
2. Secondo la difesa, il coltello era riposto in un marsupio lasciato al metal detector, dimostrando che non c'era alcuna intenzione di usarlo in modo violento;
3. La difesa sosteneva che l'episodio fosse isolato, senza danni o pericoli reali, e che il coltello fosse stato portato in un contesto che non giustificava la sua presenza nel Tribunale.
LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE
La Corte di Cassazione, tuttavia, ha rigettato il ricorso e confermato la condanna. Le motivazioni sono state le seguenti:
- Il possesso di un coltello (e/o di qualsiasi arma) può essere considerato giustificato solo se è strettamente necessario per lo svolgimento di un'attività lavorativa. Nel caso specifico, l'imputato non aveva dimostrato che fosse necessario portare un coltello all'interno di un edificio pubblico, come un Palazzo di Giustizia, che è un luogo di massima sicurezza;
- L'art. 4 della legge 110/1975 punisce il porto di armi anche in assenza di intenzioni violente. Non è necessario dimostrare che l'arma fosse destinata a un uso pericoloso, basta che il suo porto sia ingiustificato;
- la circostanza che il coltello fosse un'arma con lama richiudibile, portata in un luogo pubblico e sotto il controllo di misure di sicurezza (come il metal detector), ha reso impossibile applicare la norma sulla "particolare tenuità del fatto" (art. 131-bis c.p.), che porterebbe alla riduzione della pena in caso di reati di minore gravità.
CONCLUSIONI
La sentenza della Cassazione sottolinea un principio importante per la sicurezza pubblica: il porto di armi, anche se non accompagnato da intenzioni aggressive, è un reato se il possesso dell'arma non è giustificato.- In questo caso, il coltello, pur non essendo stato usato per scopi violenti, è stato ritenuto una minaccia potenziale, dato il contesto in cui è stato trovato.
Avv. Laura Buzzerio Iscritta all’Ordine degli Avvocati di Trani e alla Camera dei Giuslavoristi di Trani. Esperta di diritto familiare, si occupa di tutti i rami del diritto, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale. Coautrice del progetto giuridico “Il periscopio del diritto”.