Malattia e Instagram: licenziamento illegittimo, la sentenza
Una cameriera si assenta per malattia nel giorno del compleanno. Le foto su Instagram scatenano il licenziamento, ma il Tribunale di Bologna ribalta la decisione. La sentenza.
Instagram, Malattia e Licenziamento: Il Caso di Bologna
Una vicenda che ha acceso il dibattito nel mondo del diritto del lavoro e che sottolinea l'impatto dei social media sulle relazioni professionali. Al centro, il licenziamento di una cameriera assunta con contratto di apprendistato part-time, decisa a festeggiare il proprio compleanno. La dipendente, non avendo ottenuto un cambio turno per la data desiderata, ha comunicato l'indisposizione proprio il giorno in cui avrebbe dovuto iniziare il turno serale alle 18:00, inviando il giorno successivo un regolare certificato medico. Fin qui, una prassi comune. Ma la vicenda prende una piega inaspettata quando sul suo profilo Instagram compaiono le immagini della festa di compleanno. Una pubblicazione che non è sfuggita all'attenzione del datore di lavoro, il quale ha letto in quelle foto la prova di una condotta pretestuosa, culminata in un licenziamento per giusta causa. Il caso è stato seguito dall'Avv. Michelealfredo Chiariello.
Il Sospetto del Datore e la Reazione sui Social
La reazione del datore di lavoro è stata immediata e decisa. Per l'azienda, il quadro appariva inequivocabile: la richiesta di cambio turno precedentemente negata, l'assenza per malattia proprio nel giorno del compleanno e, infine, le immagini dei festeggiamenti pubblicate sui social. Questi elementi, messi insieme, hanno alimentato il forte sospetto che la malattia fosse stata simulata per giustificare l'assenza e godersi la festa. La convinzione era che i 'due indizi facessero una prova', configurando una condotta grave e lesiva del rapporto fiduciario. Il licenziamento è stato quindi ritenuto una conseguenza diretta e proporzionata a quella che, agli occhi del datore, era una chiara violazione degli obblighi contrattuali e di correttezza.
La Sentenza del Tribunale di Bologna: L'Orario è la Chiave
Contrariamente alle aspettative del datore, il Tribunale di Bologna, con la sentenza n. 798/2026, ha dichiarato illegittimo il licenziamento, condannando l'azienda al pagamento di dieci mensilità di indennizzo, oltre alle spese legali. Il Giudice ha analizzato attentamente la sequenza degli eventi, riconoscendo la natura sospetta della situazione. Tuttavia, il punto cruciale della decisione ha ruotato attorno all'elemento temporale. Sebbene le foto su Instagram provassero inequivocabilmente che la lavoratrice avesse festeggiato, non fornivano alcuna indicazione sull'orario esatto in cui i festeggiamenti si erano svolti. Il turno della cameriera sarebbe dovuto iniziare alle 18:00. Il Tribunale ha quindi ritenuto che non si potesse escludere che la festa fosse avvenuta prima di tale orario e che il malessere fosse insorto solo successivamente, nell'imminenza dell'inizio del turno. La fotografia, pur alimentando il sospetto, non è stata considerata una prova sufficiente a dimostrare che la lavoratrice fosse in perfetta salute nel momento in cui avrebbe dovuto presentarsi al lavoro. Anche il fatto che il certificato medico fosse stato rilasciato il giorno successivo (una domenica) non è stato ritenuto decisivo, poiché non si poteva escludere una difficoltà nel reperire una certificazione immediata o il ricorso iniziale a farmaci da banco. La sentenza sottolinea l'importanza di una prova certa e inconfutabile della simulazione della malattia, non potendo bastare un mero indizio o un sospetto, pur fondato.