Maternità surrogata: status figli, Cassazione alle SU
La Cassazione chiede alle Sezioni Unite come garantire lo status dei minori nati da GPA all'estero, proponendo di applicare il modello per i figli da incesto.
Cassazione alle Sezioni Unite: il nodo dello status dei figli da GPA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5656/2026, rimette alle Sezioni Unite la questione fondamentale: come attribuire lo status filiationis ai minori nati all'estero tramite gestazione per altri (GPA). Il caso nasce dal rifiuto di trascrizione di un atto di nascita ucraino per un figlio di coppia eterosessuale, giudicato contrario all'ordine pubblico. La Cassazione dubita dell'adeguatezza dell'adozione in casi particolari, attuale unica via, e propone l'estensione del modello di riconoscimento previsto per i figli nati da consanguinei. L'obiettivo è bilanciare ordine pubblico e tutela preminente del minore, assicurandogli un pieno status giuridico.
Inadeguatezza dell'adozione e il "reato universale"
La maternità surrogata è reato in Italia ("reato universale" L. 169/2024), ma la legge ignora lo status del minore, la cui tutela è prioritaria. L'adozione in casi particolari (art. 44 L. 184/1983), finora unica via per il genitore d'intenzione, è inadeguata secondo Cassazione e Corte Costituzionale (sent. n. 68/2025). I limiti: status filiationis inferiore, nessuna iniziativa per il minore, dipendenza dalla volontà genitoriale e tempi lunghi. Tali criticità, con possibilità di revoca, contrastano con l'unicità dello stato di figlio e la necessaria certezza giuridica per il bambino.
Il "modello incestuoso": una via per la piena tutela
Per superare i limiti dell'adozione, la Cassazione propone di estendere ai figli nati da GPA il modello di riconoscimento per i nati da stretti consanguinei (artt. 251, 278 c.c.), noti come "figli incestuosi". Questo modello, rielaborato dopo sentenze della Corte Costituzionale (n. 494/2002), consente il riconoscimento previa autorizzazione giudiziale, valutando l'interesse del minore e l'assenza di pregiudizi. La sua forza è non penalizzare il figlio per condotte genitoriali illecite e permettere al minore (o al tutore) di promuovere l'azione. La Suprema Corte rileva affinità strutturali tra le fattispecie: condotte penalmente rilevanti e necessità di bilanciamento tra ordine pubblico e tutela del minore. L'obiettivo è uno status filiationis pieno e uniforme. La decisione del Primo Presidente sarà cruciale.